Rifugio Alpino
Lago della Vecchia
(m. 1872)
Comune di
Sagliano Micca (BI)
Comunità Montana
Valle del Cervo
La Bürsch

Perché Federico comprava le montagne.


Come venne realizzato dal senatore Rosazza il collegamento pedonale tra Piedicavallo e la valle del Lys attraverso il colle della Vecchia. Il ruolo delle “donne portatrici”, le iscrizioni rupestri, tre anni di faticoso lavoro. Nel novembre 1877 la mulattiera era interamente percorribile.


Quando il comune di Sagliano Micca, in attuazione alla deliberazione del Consiglio comunale del 2 marzo 1873, approvata dalla Deputazione provinciale di Novara con decreto del 19 luglio, bandì un’asta pubblica per la vendita delle sue proprietà montane, comprese nel territorio geografico dell’Alto Cervo, Federico Rosazza Pistolet diede incarico a un suo cugino di secondo grado e uomo di fiducia, l’abile tecnico Pietro Vittorio Gilardi Magnan (1823-1875), di concorrere in sua vece.

La gara, indetta con il sistema della candela vergine, per le 9 del mattino di lunedì 29 dicembre dello stesso anno, prevedeva l’incanto di quattro alpeggi: la Vecchia (allora denominata “Veggia”) di circa 112 ettari, comprensiva di due cascinali e del lago, al prezzo base di 5.000 lire; l’Irogna di circa 269 ettari, al prezzo di 9.000 lire; la Gragliasca (qui indicata “Grigliasca”) di circa 55 ettari, al prezzo di 1.800 lire; una porzione della Bianca, ancora indivisa con le comunità di Selve e Callabiana, di complessivi 77 ettari, dei quali solo una sesta parte appartenente a Sagliano, al prezzo di 400 lire. Non comprese nella valutazione vi erano inoltre altri 15 ettari alla Vecchia e altri 76 ad Irogna, in contestazione con il comune di Piedicavallo. (1)

Il bando firmato dal sindaco Giovan Maria Ramasco e dal segretario comunale geometra Antonio Boffa evidenziava le condizioni della vendita, da farsi a corpo indipendentemente dalle effettive superficî dei siti, le modalità dei pagamenti, l’obbligatorietà del versamento del decimo dell’importo per l’ammissione alla gara, l’entità minima dei rilanci nelle offerte, che non dovevano risultare inferiori alle dieci lire, e infine la possibilità di incrementare l’importo della prima aggiudicazione del ventesimo, da farsi entro il 15 gennaio del 1874. (2)

Lo stesso Boffa, per determinare la base d’asta, aveva anche peritato i quattro siti, i cui confini con le limitrofe comunità di Piedicavallo, Cacciorna (l’attuale Andorno Micca), Fontanamora e Issime erano stati dettagliatamente descritti in un processo verbale del novembre 1807 redatto in contraddittorio tra i rappresentanti di questi paesi e quelli di Sagliano Micca, per iniziativa del “maire” di quest’ultima località a seguito delle istruzioni date il 9 marzo di quell’anno (3° dell’Impero francese) dal ministero della Finanze e da una successiva circolare del 31 marzo emanata dal Prefetto del dipartimento della Sesia. (3)

Pietro Vittorio Gilardi Magnan, seguendo le indicazioni di Federico Rosazza, versò la cauzione per il solo alpeggio della Vecchia ed il 29 dicembre, di prima mattina, scese a Sagliano, dove nell’aula consiliare erano convenute parecchie persone interessate all’incanto sia della Vecchia che della Bianca; quest’ultima, dopo una serie di rilanci, fu aggiudicata per 440 lire a persone di Sagliano, che ebbero la meglio sull’incaricato di Pietro Rosazza Marlero, da alcuni anni affittuario di quei pascoli. Mentre per gli alpeggi della Gragliasca e dell’Irogna non furono presentate offerte, per quello della Vecchia la gara fu vivacizzata da più gruppi di contendenti, tra cui dodici abitanti di Piedicavallo, alcuni saglianesi (che parevano interessati solo a far salire l’offerta per conto dell’Amministrazione appaltante) e lo stesso Gilardi Magnan.

Dalle 5.000 lire previste dal bando si salì a 5.100 e infine l’alpe fu aggiudicata per 5.420 lire a Peraldo Ferra di Piedicavallo, che rappresentava anche gli undici conterranei.

Il giorno 14 gennaio, per non scoprire anzitempo le proprie intenzioni, Pietro Vittorio Gilardi Magnan inviò la cognata Catterina, moglie di un suo fratello emigrato negli Stati Uniti e non conosciuta a Sagliano, a versare il ventesimo d’aumento sull’importo della prima offerta, come previsto dal bando. Altrettanto fece il Rosazza Marlero per l’alpeggio della Bianca. La gara fu così riaperta ed il nuovo incanto fu fissato per il 9 febbraio. Quel giorno Pietro Vittorio Gilardi Magnan, che nel frattempo aveva ultimato il progetto del cimitero di Rosazza e del ponte monumentale a tre arcate e aveva avuto da Federico l’indicazione di concorrere con offerte in aumento fino all’importo di 7.000 lire, si aggiudicò l’alpeggio della Vecchia per 5.701 lire. Appena uscito dal Municipio, spedì dalle poste di Sagliano un essenziale scritto alla residenza di Federico, dimorante in piazza Carlo Felice a Torino: “Ill.mo signor cugino. In fretta gli dico che la montagna della Vecchia è sua. Aperto l’incanto a 5.691 ed io ho coperto con 5.701. Giovedì venturo vengo a firmare l’atto”. (4)

Il 25 marzo del 1874 il notaio Francesco Vialardi formalizzava la vendita a favore di Federico Rosazza il quale, compresi gli oneri del rogito, aveva speso complessivamente 6.302 lire, per acquisire l’intera montagna, dove di lì a pochi anni avrebbe realizzato una comoda mulattiera di collegamento con la Valle del Lys.

Dall’agosto di quell’anno (1874) frequenti furono le gite al lago compiute da Federico, sempre accompagnato da Giuseppe Maffei e dalla portatrice Maria Norza, incaricata del trasporto con il “scistun” dei viveri e dei capi di vestiario di ricambio; a partire dal 1875 fece demolire e ricostruire dalle capaci maestranze di Rosazza le stalle e il cascinale. Giovanni Rosazza Cilin e Battista Mosca Riatel (Pellegrinet) coordinarono i lavori e numerose giornaliere trasportarono da Piedicavallo ingenti quantità di materiali: travature in castagno selvatico per i tetti e i solai, oltre a serramenti, inferriate e lose per le coperture; di queste ultime, estratte nelle cave dei “Casit”, lungo il percorso, al bivio per l’alpeggio della Cunetta, ne saranno acquistate 62 tese, pagate 3,50 lire a tesa, che saranno posate da Battista Zorio Prachinet e Pietro Zorio Maulein.

Intanto fin dal novembre 1874 la sezione biellese del Club Alpino Italiano aveva preso in esame la possibilità di collegare la Valle del Cervo con quelle del Lys e del Sesia; fu anche nominata una commissione di esperti per dare concretezza all’idea e avviata una sottoscrizione per finanziare gli studi di fattibilità, alla quale anche Federico aderì con un contributo di 500 lire.

All’assemblea dell’Associazione, riunitasi il 23 dicembre 1875, il geometra Gioacchino Amosso, che era stato coadiuvato dall’ingegner Maglioli, consegnò una dettagliata relazione nella quale evidenziava le notevoli difficoltà a realizzare una mulattiera collegante contemporaneamente le tre valli attraverso i colli della Mologna Grande (2.364 metri) e di Loozoney (2.335 metri), posti a quota troppo elevata e interessati da un lungo periodo di innevamento.

Esclusa la possibilità di congiungere con un unico tracciato Piedicavallo a Gressoney e Alagna, rimaneva la soluzione di collegare le prime due località o attraverso il Colle della Vecchia (2.187 metri) o attraverso quello della Mologna Piccola (2.205 metri), meno disagevoli, e di percorrenza più breve dei primi; le condizioni morfologiche del suolo, la favorevole esposizione dei versanti e l’esistenza di un centro abitato, come Niel, posto sul percorso portarono il tecnico biellese a suggerire il transito attraverso il secondo valico, che venne così preferito. (5)

Federico Rosazza fino all’ultimo sostenne con forza il collegamento attraverso il lago e, nella speranza che questo fosse scelto, dichiarò la sua disponibilità ad intervenire per la realizzazione con consistenti contributi economici; amareggiato per la decisione presa, nell’agosto del 1876 diede avvio ai lavori della nuova mulattiera, a partire dalle baite della Vecchia, sia verso il colle che verso Piedicavallo, con diverse squadre di operai di questa località e di Rosazza coadiuvati da molte donne portatrici.



A seconda delle difficoltà degli scavi e delle caratteristiche dei muri di sostegno e di controripa della carreggiata (larga mediamente 1,50 metri), furono stabiliti i prezzi dei cottimi (da 1,40 a 3 lire al metro lineare di percorso) e i costi a giornata di dieci ore, variabili dalle 3 lire degli operai specializzati alle 1,25 delle portatrici.

Furono stipulati contratti sia con la squadra capeggiata da Battista Zorio Prachinet e Pietro Zorio per l’attraversamento del rio della Vecchia ai cascinali dell’alpeggio inferiore, sia con quelle di Giovanni Jon e Battista Janutolo (per 119 metri di percorso a monte del promontorio sul lago) e di Giovanni Rosazza Buro (per 500 metri di sentiero lungo il lago stesso).

I lavori proseguirono fino al 28 novembre di quell’anno sotto la direzione di Battista Mosca Riatel, mentre i pagamenti vennero sempre effettuati per conto di Federico da Giovanni Rosazza Cilin, suo incaricato.

Tra le molte donne portatrici di quel periodo ricorrono frequentemente i nomi di Martina Rosazza Prin, Petronilla Rosazza Manuel, Maria e Augusta Peraldo, Luigia Rosazza Buro, Vittoria Mosca, Anna Mosca Riatel, Vittoria Rosazza Sanfin, Maddalena Rosazza Minghet, Antonia Peraldo Dan, Marianna Rosazza Battore, Angela e Maria Gilardi, Emma Rosazza Buro e Cristina Rosazza Bertina; molte di queste erano mogli, sorelle o figlie di operai impegnati nei lavori, che del trasporto a dorso con gerle di pesanti carichi avevano fatto la loro principale professione.

Dopo il lungo innevamento invernale, nel maggio del 1877 riprese l’intervento a partire da Rosei verso i Casit; Battista Janutolo e Giovanni Zorio Prachinet realizzarono un primo tratto di 1.042,90 metri, cui seguirono 763,60 metri eseguiti da Giovanni Rosazza Buro e altri 144,20 da Giovanni Zorio Maulein.

Nel corso dell’anno furono affidati nuovi lotti nel versante biellese, oltre che agli stessi appaltatori, anche a Pietro Zorio, Pietro Ottino e Giovanni Peraldo Morbe, e pagate indennità per i terreni occupati, che vennero misurati e valutati dal geometra Giovanni Janutolo di Piedicavallo; fu infine affrontato il tratto più impegnativo del percorso: la profonda incisione del valico, che consentì di ridurre la pendenza nel tratto più elevato e di rendere più agevole la comunicazione tra i due versanti, dando continuità alla mulattiera.

Per l’occasione furono anche assunti 13 provetti minatori di Pralungo, i cui nomi, con quelli dei 6 operai di Piedicavallo, dei 2 di Montesinaro, (INSERIRE FOTO MONTESINARI di altri di Andorno, Sassaia, Favaro, Mongrando e di altri 8 di Rosazza (tra cui 4 donne), accompagnano quelli di Federico Rosazza, di Giuseppe Maffei e di Giovanni Rosazza Cilin nella iscrizione incisa da Battista Rosazza Bertina su una grande roccia sotto al colle, nel versante di Issime, con la figura delle due valligiane che si scambiano un saluto augurale nelle loro parlate locali; vengono qui ricordati, oltre l’anno dell’intervento (1877), l’ideatore e gli esecutori di quell’imponente operazione, che consentì di migliorare il collegamento tra le due vallate, da secoli unite da intensi rapporti commerciali e da forti legami comunitari.
Un’altra originale iscrizione rupestre raffigurante la Vecchia e l’orso della leggenda fu realizzata nei pressi del lago, nel settembre di quell’anno, dallo stesso Battista Rosazza Bertina, coadiuvato da Angelo Gilardi Giambrav e da Luigi Rosazza Totagrande, che per 11 giornate di lavoro furono retribuiti con 34,15 lire; nell’anno successivo, il primo di questi validissimi scalpellini scolpirà il viso femminile della fontana antistante ai cascinali, su bozzetto di Giuseppe Maffei. (6)

Anche sul versante valdostano, che venne avviato nell’agosto 1877, furono assegnati cottimi a Giovanni Rosazza Buro, Costantino Rosazza Gianin, Giovanni Zorio, Giovanni Janutolo Gianot, Giulio Jon Tomà, Battista Zorio Prachinet e Pietro Zorio Maulein. Nell’ottobre di quell’anno lo scoppio di una mina e il violento rimbalzo di detriti e roccia frantumata causarono preoccupanti lesioni agli occhi dello scalpellino Pietro Ottino di Piedicavallo, che fu curato a spese di Federico Rosazza dal dottor Costantino Gaia anche su consulto chirurgico del collega Giovanni Margary di Sagliano Micca. Fu questo l’unico incidente serio verificatosi in quei tre anni di faticoso e impegnativo lavoro.

Fin dal febbraio del 1876 Federico aveva cercato di coinvolgere le Amministrazioni gressonare nella sua impresa, non tanto per ottenere contributi economici, quanto per poter transitare sui terreni di quel versante con il consenso dei proprietari. Il giorno 26 inviò una lettera al sindaco di Issime, geometra Baptiste Consol, nella quale fatta una cronistoria della scelta operata dalla sezione biellese del Club Alpino Italiano, che aveva privilegiato il collegamento al territorio valdostano attraverso il valico della Mologna Piccola, si diceva disponibile, anche a seguito di sollecitazioni ricevute da abitanti della valle del Lys, a completare la mulattiera dal Colle della Vecchia a Gaby; chiedeva inoltre un pronunciamento di quel Consiglio comunale sulla validità della sua proposta.

Consol rispose con una nota dell’8 di marzo evidenziando come gli abitanti di quella parrocchia fossero più favorevoli ad un transito attraverso il valico scelto da Federico, piuttosto che da quello della Mologna Piccola; si diceva inoltre molto dispiaciuto di non poter in alcun modo concorrere alle spese, sia per i lavori sia per l’acquisizione dei siti. Purtroppo il Comune da lui amministrato “di sua natura poverissimo” era totalmente impegnato a contribuire alla costruzione della carreggiabile da Pont San Martin a Gressoney e della strada ferrata Ivrea-Aosta; per tali motivi concludeva “sono dolentissimo di non poter prendere impegno alcuno in ordine alla costruzione di una strada mulattiera pel valico della Vecchia”.

Ancora il 25 settembre 1877 Federico Rosazza invitava il sindaco di Issime a far tagliare alcuni alberi dei boschi comunali posti lungo il percorso e, il 5 novembre dello stesso anno, chiedeva di essere autorizzato a posare due targhe in pietra, l’una all’incrocio del nuovo tracciato con la strada veicolare per Gressoney e l’altra al ponte di Issime, indicanti le direzioni per Andorno e Piedicavallo. Il 14 novembre riceveva dal sindaco di Gressoney St. Jean una nota in lingua francese recante cordiali espressioni di stima e di plauso per la realizzazione del collegamento tra le due vallate.

Negli ultimi giorni di novembre del 1877 la mulattiera era interamente percorribile e utilizzata da molti escursionisti; alcune opere furono ancora eseguire nel 1878 per sgombrare la carreggiata da piccoli smottamenti e da massi trascinati dalle valanghe nel corso dell’inverno, oltre che per ripristinare i sentieri verso la località “Valier” e la borgata di Niel. Fu inoltre ampliato e trasformato il cascinale in rifugio, con la creazione di una saletta al piano terreno e di una camera al primo piano, i cui costi vennero contabilizzati in 3.668,15 lire.

Nel settembre del 1878 i fratelli geometri Celestino e Severino Rosazza Prin, con un impegno di 9 giornate di lavoro ciascuno, rilevarono e disegnarono il profilo longitudinale del percorso, che Federico fece stampare nel 1881 e distribuire alle maggiori istituzioni piemontesi. Per l’omaggio ricevette ringraziamenti dalla sezione torinese del C.A.I., da Domenico Vallino, segretario di quella biellese, dal prefetto della provincia di Novara, Pissavini, dal presidente di quel Consiglio provinciale, commendator Sella, dal sindaco di San Paolo Cervo, Giovanni Peraldo, dal marchese Carlo Compans de Brichanteau, deputato di Verrès, che già l’anno precedente, nella sua qualità di consigliere provinciale di Torino, aveva proposto al presidente di quell’Amministrazione, Cesare Bertea, un ordine del giorno di plauso nei confronti del Rosazza, poi approvato dall’assemblea, per la realizzazione della nuova mulattiera.

Per tutto il tracciato il benefattore rosazzese spese 41.110 lire, di cui 18.104,20 sul versante biellese e 23.005,80 su quello valdostano. (7)

Il lago della Vecchia con la mulattiera per Gaby, (METTERE FOTO VECCHIA ANTICA1) grazie alla migliorata viabilità, all’esistenza di un accogliente locale di ristoro sul percorso e agli entusiastici servizi che ne fecero i giornali, divenne meta apprezzata di molti escursionisti estivi, ma, fin da subito, anche occasione di continue contese per il pascolo abusivo, oltre che per le azioni di danneggiamento delle nuove strutture compiute da ignoti vandali e da violenti mandriani non sempre rispettosi dei diritti altrui.

Una vicenda dai risvolti anche grotteschi ebbe inizio nel luglio 1878, quando Vittoria Norza, che gestiva l’alpeggio, segnalò a Federico Rosazza la presenza di pastori abusivi nella zona del lago provenienti dall’Alpe Troussanot e da Niel. La donna, per ritorsione, aveva trattenuto due capre che si erano avvicinate troppo ai cascinali e i mandriani, dal colle d’Arsoney, le avevano lanciato alcuni sassi colpendola ad un piede.

Venne prontamente fatta denuncia ai comuni di Piedicavallo e di Issime, ma dopo pochi giorni il responsabile del fatto, Vittorio Giavina di Niel, subito individuato per i suoi trascorsi e la dubbia fama, si presentò a Federico dimostrandosi pentito e chiedendo scusa per l’accaduto; si impegnò per l’avvenire a non invadere più con il bestiame i terreni che non aveva in uso e ottenuto il perdono gli furono restituiti i due animali. A poche settimane dal fatto, però dimentico degli impegni presi, egli ritornò con le sue capre a ridosso delle baite, distruggendo oltre al pascolo una piantagione di abeti, messi a dimora da pochi mesi; Federico Rosazza, assai adirato, autorizzò allora Vittoria Norza e le altre donne che gestivano l’alpeggio a trattenere, all’occorrenza, altri animali dell’inadempiente pastore.

La vicenda si protrasse ancora nel tempo, tanto che a distanza di anni, il primo ottobre del 1883, il Rosazza sporse una nuova denuncia con esposto scritto alla sottoprefettura di Biella nei confronti del Giavina, che “con violenza si era presentato ai cascinali della Vecchia pretendendo la restituzione di sue capre che riteneva fossero rinchiuse nelle cascine. Bench assicurato del contrario, il Giavina proseguì a inveire con parole oltraggiose e scassinò a calci una delle porte minacciando la distruzione delle baite e di bastonare e togliere la vita alle donne”.

Vittorio Giavina, già multato più volte dalla guardia forestale di Piedicavallo per “pascolo indebito di capre”, fu ripreso duramente anche dal sottoprefetto di Aosta, che in data 22 ottobre 1883 assicurò Federico di essere intervenuto con la dovuta severità su quell’inadempiente e recidivo pastore di Niel, entrato suo malgrado, per le sue intemperanze, nella storia dell’alpeggio del lago. (8)


GIANNI VALZ BLIN




NOTE


(Nelle note che seguono, il Fondo Federico Rosazza della Fondazione Famiglia Piacenza di Pollone è indicato con le lettere FFP.FF.)

1) FFP.FF., serie lavori, mazzo 15, fascicolo 1
2) Archivio comunale di Sagliano Micca
3) FFP.FF., serie lavori, mazzo 15, fascicolo 1
4) FFP.FF., serie carteggio, mazzo 41, fascicolo 5
5) FFP.FF., serie lavori, mazzo 15, fascicolo 2
6) FFP.FF., serie carteggio, mazzo 41, fascicolo 6
7) FFP.FF., serie lavori, mazzo 15, fascicoli 3/11 e serie carte personali, mazzo 1, fascicolo 5
8) FFP.FF., serie lavori, mazzo 15, fascicolo 1

Monte Cresto.
Dislivello: 500 m circa dall′attacco alla vetta.
Difficoltà: PD.
Il Monte Cresto
Dente della Vecchia
Originale campanile di ottima roccia che si trova sul versante sud della Valle della Vecchia
Monte Bo
Via Sperone Erik
Sviluppo 350 m, 6a max / A0 attrezzata a spit - materiale occorrente 10 rinvii e 2 corde
Cascata della Vecchia
Questa cascata si forma in uscita dal Lago della Vecchia che scende con diversi salti.

Gestore del Rifugio Alpino Lago della Vecchia

Valeria Coda Zabetta
Via Garella, 46 - 13900 Biella (BI)
P. IVA 02170840025